Dove andrà la crypto-economy dopo il Covid-19?

“At the start of 2020, over 5,100 crypto-assets exist with a total market capitalisation exceeding $250 billion”.

Inizia così un recente studio dell’Unione Euoropea sui cryptoassets (https://www.europarl.europa.eu/RegData/etudes/STUD/2020/648779/IPOL_STU(2020)648779_EN.pdf) che permette di paragonare l’intera crypto-economy al valore che aveva Google nel 2012 (https://www.repubblica.it/economia/finanza/2012/10/01/news/google_supera_microsoft_in_borsa_vale_quasi_250_miliardi_di_dollari-43659632/). 

Sappiamo com’è andata da quel lato: il valore di Alphabet, la holding che controlla Google, è cresciuto di quattro volte in 8 anni, raggiungendo il miliardo di dollari di capitalizzazione  (https://www.agi.it/economia/alphabet_google_mille_miliardi_capitalizzazione-6898406/news/2020-01-16/). Succederà lo stesso anche alla cryptoeconomy? Già solo per il fatto che si discuta così tanto di cryptoassets, stablecoin e CBDC (affronteremo questi temi in futuri post dedicati), si spera proprio di sì!

Ma partiamo dall’inizio. 

Per il Parlamento Europeo è un crypto-assets “una risorsa digitale privata che: a) è registrato su una forma di un libro mastro digitale distribuito e protetto con crittografia; b) non è emesso né garantito da una banca centrale o autorità pubblica; c) può essere utilizzato come mezzo di scambio e/o a fini di investimento e/o per accedere a beni o servizi”. 

C’è da dire poi che i cryptoassets sono costituiti da due beni/prodotti: 

  • le cryptocurrencies; 
  • i token.

Le cryptovalute come Bitcoin e Litecoin sono quelle crypto progettate o destinate a svolgere il ruolo di valuta, o a fungere come mezzo di scambio. 

I token offrono invece ai loro possessori determinati elementi economici e/o governance e/o diritti di utilità/consumo. Come sappiamo, i token vengono emessi su una piattaforma o blockchain esistente per raccogliere capitali per nuovi progetti imprenditoriali o per finanziare startup o lo sviluppo di nuovi servizi tecnologicamente innovativi. 

Al di là dunque dei CBDC, la tassonomia dei crypto-assets è ben spiegata nel panello qui sotto: 

Ad oggi, dati recenti mostrano come il crypto-mercato sia dominato ancora dai Bitcoin (BTC), con una capitalizzazione superiore al 60% dell’intera crypto-economy (pari a 159 miliardi di dollari). Monete che aumentano la privacy (come Monero e Dash) sarebbero invece calate, restando comunque tra le principali 20 utilizzate. 

In un recente articolo del (https://decrypt.co/24437/crypto-economy-surprisingly-resilient-to-coronavirus-crisis) è poi sostenuto come, nonostante i tassi di disoccupazione record raggiunti a causa della pandemia COVID-19, l‘industria delle cryptovalute sembri resistere, con posti di lavoro dedicati alla blockchain e alla produzione e vendita di token in aumento. 

Naturalmente non è tutto rosa e fiori. In un recente video (https://www.youtube.com/watch?v=QuvC0BWkfTo&feature=youtu.be), Charles Hoskinson di Cardano (ADA)  ha chiarito come la pandemia Covid possa portare a una potenziale depressione a livello globale, influenzando il settore di blockchain e crypto al punto da portarli alla sua fine. Ma questa è la visione negativa e pessimistica, perché – dall’altra parte -, è ancora Hoskinson che chiarisce come, a suo avviso, in 5 anni vedremo un cambiamento epocale in cui useremo le crypto-valute nella vita di tutti i giorni. 

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